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La ricerca in Dialisi Peritoneale La Nefrologia Vicentina si è sempre distinta per una spiccata attenzione alla ricerca e allo sviluppo nel settore dell'emodialisi. Anni 70 A Vicenza furono impiantate le prime protesi Sparks-Mandrill® e negli anni successivi furono studiati gli accessi per emodialisi in biocarbone® ed hemasite® senza necessità di puntura come alternative alla fistola tradizionale. Anni 80 Nel 1981 furono pubblicati su Lancet i primi risultati degli studi eseguiti mediante TAC cerebrale sugli effetti della dialisi sul sistema nervoso centrale. Negli anni a seguire, squilibri biochimici a livello di neurotrasmettitori furono indicati come responsabili delle patologie neurologiche del dializzato. Nel 1982 fu organizzato un congresso a Cortina sulla emofiltrazione per suggellare la collaborazione con il Mount Sinai Hospital di New York e presentare i dati in prima mondiale sulla nuova tecnica emofiltrativa. Negli anni successivi sino ai giorni nostri, a Vicenza sono state sperimentate ed in alcuni casi sviluppate tutte le nuove tecniche di emodialisi: fra queste ricordiamo le diverse forme di emodiafiltrazione con ottimizzazione dei flussi convettivi e diffusivi, la paired filtration dialysis con impiego addizionale di sorbenti, la acetate free biofiltration con incremento delle superfici dializzanti ed aumento dei volumi di scambio. Fu nel 1985 Claudio Ronco avviò una significativa riduzione dei tempi di dialisi a Vicenza con l'impiego di trattamenti ultraefficienti. Il messaggio che fu lanciato in Italia ed in Europa era quello dell'aumento del flusso ematico extracorporeo come mezzo per aumentare l'efficienza dialitica. Numerosi studi furono condotti su nuove membrane fra cui le nuove membrane in polisulfone, poliacrilonitrile e poliammide e le membrane in cellulosa modificata ed in polimetilmetacrilato. La positività alla immunofluorescenza per beta 2 microglobulina fu presentata in un lavoro scientifico come prova dell'adsorbimento della molecola da parte di membrane lipofiliche.Gli anni ottanta furono anche caratterizzati da due altri studi fondamentali: l'impiego del bicarbonato come tampone nei liquidi di dialisi e la caratterizzazione del fenomeno della backfiltration. Quest'ultimo fu dimostrato con un elegante studio condotto in collaborazione con la medicina nucleare, utilizzando macroaggregati di albumina marcata con tecnezio 99 metastabile in circolazioni extracorporee simulate con sangue di banca. Anni 90-2000 Negli anni lo studio dei dializzatori è diventato un punto di eccellenza della ricerca nefrologica vicentina, specialmente con lo sviluppo di tecniche di studio basate sulla tomografia assiale computerizzata e sofisticate tecniche di imaging per l'analisi della distribuzione dei flussi nel comparto ematico e del liquido di dialisi. tali studi hanno portato negli anni allo sviluppo di prototipi e nuovi filtri alcuni dei quali sono oggi custoditi nel museo del reparto. Studi di meccanica dei fluidi ed idrodinamica sono inoltre serviti per mettere a punto dei dispositivi per l'emoperfusione basati su cartucce di speciali sorbenti.Un altro settore di grande interesse per Vicenza è stato ed è quello dei sensori non invasivi per il monitoraggio on-line della efficienza dialitica, delle variazioni del volume ematico ed infine del biofeedback per una dialisi più efficiente e più tollerata. Si può dire che il nuovo centro di emodialisi rappresenta una sede ideale per il testing e lo studio di nuove apparecchiature, nuovi dializzatori e nuove tecnologie in genere. Vi sono aree dedicate alla ricerca e medici ricercatori coinvolti a diverso titolo in studi di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e nuovi dispositivi. Vicenza si presenta dunque come il partner ideale per aziende del settore e per istituti publici e privati che vogliano studiare e sviluppare le loro tecnologie contando su metodologie adeguate e provata professionalità. |
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